GUARDARE DENTRO IL CROCIFISSO
Papa Francesco: «La croce non è un ornamento ma il supremo atto d'amore»
di Antonino Legname
«Come guardo io il crocifisso? Come un’opera d’arte, per vedere se è bello o non bello? O guardo dentro, entro nelle piaghe di Gesù fino al suo cuore?» - ha domandato Papa Francesco, durante l'Angelus del 18 marzo 2018, in piazza San Pietro. Il Pontefice ci ricorda che «nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi». Di fronte alla Croce, il velo pietoso che copre il mistero del dolore si squarcia. «Il crocifisso non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere» - ha rimarcato il Pontefice. In una delle sue Omelia a Santa Marta, il 15 marzo 2016, Francesco aveva già detto che “il Crocifisso non è un ornamento, non è un’opera d’arte, con tante pietre preziose, come se ne vedono: il Crocifisso è il mistero dell’«annientamento» di Dio, per amore”. E l'amore di Dio è abbondante e smisurato; è un grande amore senza limiti, che ti abbraccia e ti bacia con tenerezza. Se si vuole conoscere l'amore immenso di Dio dobbiamo guardare il Crocifisso: “un uomo torturato, morto, che è Dio, «svuotato della divinità», sporcato, «fatto peccato»” (ibid.). E nell'Omelia del 4 aprile 2017, Francesco aveva detto che è anche opportuno domandarci: “«Come porto io la croce: come un ricordo? Quando faccio il segno della croce, sono consapevole di quello che faccio? Come porto io la croce: soltanto come un simbolo di appartenenza a un gruppo religioso? Come porto io la croce: come ornamento, come un gioiello con tante pietre preziose d’oro?».
Oppure «ho imparato a portarla sulle spalle, dove fa male?»”. È vero che la
croce è il segno e il simbolo dei cristiani, ma - osserva il Papa - è anche
vero che alle volte, per la poca fede, non sempre facciamo bene il segno della
croce. E non possiamo negare che “per alcune persone è un distintivo di
appartenenza: «Sì, io porto la croce per far vedere che sono cristiano». E sta
bene - ha detto Francesco - però non solo come distintivo, come se fosse il
distintivo di una squadra” (ibid.); e poi - ribadisce - ci sono “altri che
portano la croce come un ornamento, portano croci con pietre preziose, per
farsi vedere”. Dobbiamo, invece, convincerci che “non si tratta di una croce
ornamentale, o di una croce ideologica, ma è la croce della vita, è la croce
del proprio dovere, la croce del sacrificarsi per gli altri con amore - per i
genitori, per i figli, per la famiglia, per gli amici, anche per i nemici -, la
croce della disponibilità ad essere solidali con i poveri, a impegnarsi per la
giustizia e la pace” (Angelus, 19 giugno 2016).